1997-2017: i primi 20 anni di attività dell'Unione Associazioni dell'Edilizia (UAE)

L’Unione Associazioni dell’Edilizia (UAE) è l’associazione mantello che riunisce 13 associazioni professionali di categoria dell’artigianato dell’edilizia in rappresentanza di circa 700 imprese, 5’300 collaboratori e 1'100 apprendisti in formazione. Le ditte associate versano annualmente oltre 250 milioni di franchi di salari e generano una cifra d’affari globale di circa 850 milioni di franchi. Da quando è nata – il 24 settembre 1997 – UAE ha sempre incentivato l’attiva collaborazione e il coordinamento fra le diverse associazioni di categoria, la promozione dell’immagine e della concorrenzialità delle imprese ticinesi e si è impegnata nella difesa delle ditte e dei lavoratori attivi nell’artigianato dell’edilizia. Negli ultimi anni UAE ha poi concentrato i propri sforzi nel miglioramento della qualità dei lavori eseguiti in Ticino, nella sicurezza dei lavoratori e nella prevenzione degli abusi (concorrenza sleale) promuovendo l’introduzione e collaborando all’implementazione, con la Commissione di vigilanza LIA, della Legge sulle imprese artigianali (LIA). Anche la promozione e lo sviluppo della formazione di base e continua per le professioni rappresentate in seno all’Associazione sono temi centrali e, in questo ambito, UAE partecipa con uno stand comune alla manifestazione EspoProfessioni a Lugano e all’evento denominato “Porte aperte/TicinoSkills” organizzato dal Centro professionale SSIC di Gordola che permette ai nostri giovani di “toccare con mano” le varie professioni legate ai settori artigianali dell’edilizia.
 
Nei primi 20 anni di attività l’Unione Associazioni dell’Edilizia si è occupata prevalentemente di problematiche inerenti gli appalti pubblici, di lotta al lavoro nero e alla concorrenza sleale in tutte le sue forme, come pure delle conseguenze negative legate all’entrata in vigore degli Accordi bilaterali CH-UE. In questi ambiti ha sempre sostenuto e incentivato la fattiva collaborazione con le altre associazioni di categoria e con i sindacati allo scopo di raggiungere obiettivi comuni. Numerosi e regolari sono stati gli incontri susseguitisi negli anni con il Consiglio di Stato e con i vari enti pubblici e parapubblici del Cantone in relazione a tematiche diverse quali il sostegno all’economia locale, il rispetto delle condizioni legali e contrattuali per le imprese attive sul territorio cantonale, la corretta applicazione degli Accordi bilaterali e delle disposizioni fissate in ambito di commesse pubbliche. In questo contesto va senz’altro evidenziata la nomina di rappresentanti UAE nei maggiori organi di vigilanza a livello cantonale, già a partire dalla loro costituzione, come ad esempio nella Commissione tripartita cantonale (anno 2000), nel Comitato CRB della Svizzera italiana (anno 2000), nel Centro di consulenza sulle commesse pubbliche/CeCo (anno 2001), nell’Associa-zione interprofessionale di controllo/AIC (anno 2002) e in numerosi gruppi di coordinamento e di lavoro.
 
L’attività svolta da UAE è stata contraddistinta da molte lotte, spesso nate da situazioni di esasperazione, come quella sfociata nel 2013 nella minaccia – provocatoria – di rinunciare alla formazione di apprendisti dato che, senza lavoro, le nostre imprese avrebbero formato giovani senza reali possibilità d’occupazione. L’artigianato dell’edilizia ticinese era confrontato da anni con una concorrenza sleale sempre più agguerrita – derivante da un incessante proliferare di ditte bucalettere e di imprese fondate da pseudo-imprenditori senza qualifiche e senza morale – e con una costante perdita di cifra d’affari, stimata dall’Università della Svizzera italiana in uno studio reso pubblico nel giugno del 2011, in circa 200 milioni di franchi annui, assorbita in particolare da lavoratori distaccati e indipendenti esteri che assai sovente non rispettavano le condizioni imposte dalle misure di accompagnamento agli Accordi bilaterali per operare in Svizzera.
 
A seguito dell’azione citata, diversi politici capirono la portata del problema – oggettivo e pressante – e promossero la messa in cantiere della LIA. In pratica si trattava di stabilire semplici regole per gli artigiani del settore edile attivi in Ticino, indigeni ed esteri, in modo che non fosse il più furbo a vincere il confronto, ma il più virtuoso. Troppo facile infatti risultare più competitivi non pagando salari corretti, oneri, imposte, IVA, fornitori, ecc…! Grazie al sostegno quasi unanime del Gran Consiglio – segnale evidente che la percezione del legislativo fosse di una fondata ed effettiva difficoltà del settore – la LIA è divenuta realtà dal 1° febbraio 2016. La legge sulle imprese artigianali (LIA), che abbiamo promosso e che sosteniamo tuttora con convinzione, è sicuramente uno strumento non discriminante, che permette di introdurre regole e controlli relativi ad aspetti socio-economici, aziendali e di competenze professionali, senza la pretesa di risolvere tutti i problemi del Cantone ma con l’intento di contribuire in modo tangibile a salvaguardare l’interesse generale. Per questo sarebbe estremamente triste e controproducente se il progetto LIA fosse ulteriormente ridimensionato o addirittura abrogato, proprio ora che – dopo il necessario periodo di rodaggio – esplica i propri effetti positivi, non con una limitazione della concorrenza, come sostenuto dalla Commissione federale della concorrenza (COMCO), bensì rendendo quest’ultima più leale.
A nostro avviso la manipolazione della concorrenza va infatti calmierata in due sensi, sia riducendo i monopoli che contrastando la concorrenza sleale, dato che i due fenomeni hanno gli stessi effetti negativi.

 
Gli obiettivi e le attività svolte da UAE sono finalizzate alla sopravvivenza del settore dell’artigianato che garantisce posti di lavoro e di formazione in un settore chiave – quello delle PMI – della nostra economia.


Pubblicato il 26 Febbraio 2018



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